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Testimonianza di Francesca. Italia

it2021,Lingua originale: Italiano
Originaletestimonianze contro Nuova Acropoli

Fonte: nuevaacropolissecta.blogspot.com

Testimonio de Francesca

Francesca, Italia

(Sono stata in Nuova Acropoli dall’età di 17 fino ai 27 anni. Sono entrata nella cerchia più ristretta a 22 anni. Sono stata istruttrice, conferenziera e dirigente.)

Ho deciso di rendere pubbliche alcune informazioni riguardanti quest’associazione, perché ritengo che un ente pubblico “apolitico” e “senza scopi di lucro” che si definisce una “scuola di filosofia” con dei principi, debba essere coerente con ciò che insegna, e questa non lo è.

Come salta subito fuori su internet facendo una ricerca anche superficiale, Nuova Acropoli è stata accusata spesso ed in più paesi di essere una setta esoterica paramilitare, di orientamento nazifascista.

Dopo 7 anni di allontanamento sento la necessità di dover confermare e divulgare la verità: Nuova Acropoli è gestita ed organizzata dall’interno da una setta. Ha una suddivisione “in strati” di cui la facciata più esterna, quella dell’Associazione di cultura, volontariato e filosofia unita alla protezione civile, è, per l’appunto, solo una facciata.

Internamente è organizzata come una vera e propria scuola, ma il vero cuore di Nuova Acropoli è un’organizzazione ancora più interna, composta dalle cosiddette FF.VV., forze vive.

Tramite i corsi si fanno avvicinare le persone per poi portarle progressivamente dallo stato di membri a forze vive. Non è un passaggio obbligatorio, ma per i giovani più entusiasti e volenterosi è un passaggio quasi naturale.

Testimonianza personale

Quella che segue è una testimonianza parziale perché non si possono riassumere 10 anni di vita in poche righe.

A 17 anni ero in cerca di qualcosa, non so cosa ma sentivo che qualcosa mi mancava. Vidi una locandina del corso di filosofia d’oriente e d’occidente e me ne innamorai immediatamente. Divenni membro subito dopo il “corso prova”.

Ero sempre in prima fila in tutti i corsi e dopo qualche anno iniziai il percorso per diventare forza viva. Ricordo che avevo 22 anni quando stavo per laurearmi e diventare poco dopo forza viva. Ero così stressata che avevo iniziato ad avere problemi alla pelle, ma va bene, lo stress fa parte della vita.

Le prove

Entrare nelle forze vive richiede il superamento di alcune prove suddivise in prove di terra, aria, acqua e fuoco, corrispondenti all’aspetto fisico, energetico, emozionale e mentale. Si trattava di superare un percorso sconosciuto con una mappa completamente soli; arrivati alla meta, la prova era superata. A livello energetico, tinteggiare una stanza della sede soli o fare sforzi simili. A livello emozionale, cantare o recitare qualcosa davanti a tutte le altre forze vive e infine esporre una ricerca tematica davanti alle forze vive di tutta Italia. C’è stata anche una prova in mezzo alla natura in cui bisognava immergersi nell’acqua fredda e raccogliere qualcosa dal fondale.

Sono prove “iniziatiche”, ed ovviamente nel fervore del momento ed il fuoco dell’idealismo che incalza non mi fermavo a riflettere su quanto fosse tutto strano.

Essendo una persona riflessiva, da sempre, le prove furono tutte semplici tranne quelle più fisiche. All’inizio del percorso della prima prova, mi venne detto che se mi sentivo spaesata potevo fare una chiamata. In teoria non era permesso, ma la direttrice di filiale era nella fase materna ancora con me, quindi mi tranquillizzò così. Durante il percorso feci una chiamata, per sicurezza, non volevo perdermi. Al traguardo mi fecero sentire una debole perché non avrei dovuto chiamare. Piansi. Fui consolata. Ma quel meccanismo si ripetette in tutti gli anni a venire.

Iniziano gli incarichi. Parola d’ordine: obbedienza

Superate le prove per accedere alle forze vive, diventai responsabile delle pubbliche relazioni ed ufficio stampa. Non mi piaceva per niente, ma ero la più adatta a svolgere quel ruolo. Il “piacere” inoltre non era una cosa necessaria, anzi, “il discepolo deve fare ciò che non gli piace”, così funziona nelle scuole di discepolato, mi veniva sempre detto. Diventai anche conferenziera ed insegnante, e quello mi piaceva perché insegnando imparavo anche io, e quello era il motivo principale per cui ero ancora lì dentro: imparare.

In Nuova Acropoli esiste una vera e propria scuola con un programma di studi ricco di materie. Purtroppo però i militanti più attivi eravamo in pochi, quindi andavamo avanti con il programma di studi molto a rilento perché eravamo troppo impegnati. Quello in cui puntavano maggiormente i nostri superiori erano le lezioni specifiche per le forze vive in cui alcuni argomenti si ripetevano per mesi, ad esempio l’obbedienza. Ovviamente specificavano che non si doveva trattare di obbedienza cieca, ma di fede, di amore. Perché dovere coincide con amore. Amore con obbedienza. Quindi bisognava obbedire.

Una sola missione di vita: l’ideale

Non avevo tempo libero. Passavo le giornate dedicandomi alle lezioni, alle conferenze, lavoravo la mattina part time quindi tutti i pomeriggi ero in sede. Ebbi degli episodi di attacchi di panico di cui non parlai e durarono poco perché interruppi quello che stava diventando un allarme di difesa senza lasciare scampo alla mia personalità di ribellarsi: lasciai tutta la mia vita e mi dedicai completamente alla mia missione, Nuova Acropoli.

Quella che era chiamata la famiglia spirituale era diventata più importante di qualunque altra cosa.

Eppure c’era un problema ricorrente: qualunque cosa facessi, non era mai abbastanza. Io non ero mai abbastanza. Non ero mai abbastanza forte, non ero mai abbastanza in gamba, niente era mai sufficiente.

Ogni cosa doveva essere fatta con devozione e senza volere la minima ricompensa in cambio. Andava fatto così perché era giusto. Stop, il Dovere è Amore e il vero amore non chiede nulla in cambio.

Non era concesso indossare jeans perché non idonei all’immagine di una dama, una “donna nuova”. Il mio modo di vestire era sbagliato e dovetti cambiarlo radicalmente in breve tempo.

Non era concesso soffrire, arrabbiarsi, mostrare emozioni. Bisognava essere sempre sorridenti e disponibili, soprattutto davanti le nuove persone.

Ci si identificava con il discepolo e la personalità andava educata, ma in realtà veniva repressa.

Non era concesso possedere social né blog. Questa cosa è poi cambiata negli ultimi anni, ma inizialmente era vietato.

Non si poteva essere omosessuali, anche questo cambiò negli ultimi anni.

Non si poteva mostrare debolezza: svenire o sentirsi male fisicamente erano considerati debolezze indegne.

Lavorare a tempo pieno divenne un problema, perché nonostante la totale dedizione nelle poche ore libere, non erano comunque sufficienti.

Avrei mille aneddoti da raccontare che confermano tutte queste parole, ma il succo è che in quell’ambiente si diventa incoerenti, predicando amore per la saggezza ma sviluppando un ottuso bigottismo nella pratica, così convinti di operare per un bene superiore, che ci si giustifica e non si prova colpa nel mentire ai giovani su quello che propone veramente Nuova Acropoli.

Perché non me ne andai subito?

Lasciare la cerchia più interna delle forze vive, cioè la setta, richiede coraggio, perché non hai più una vita e se perdi “l’ideale” non sai cosa farai. Bisogna anche superare la paura di iniziare a seminare karma negativo e subentra il senso di colpa.

Riuscii ad andarmene molto lentamente, dopo un malessere fisico di natura emotiva che mi diede la scossa necessaria per risvegliarmi. Fu difficile e la cosa più triste è che non ci fu un dialogo in cui potessi spiegare quello che stavo vivendo. Entrare in disaccordo significa passare automaticamente dalla parte del “nemico”.

L’incoerenza dietro i principi

Non incolpo quelli che ho considerato delle figure guida importanti, perché so che sono così immersi in questo meccanismo da non rendersi conto di sbagliare, ma non posso tollerare che questa organizzazione finga di essere una semplice associazione di filosofia, cultura e volontariato, attirando giovani che hanno voglia di cambiare il mondo e migliorare la società.

Questa definizione è oltremodo fuorviante per i seguenti motivi:

  1. La filosofia è amore per la conoscenza ed implica studio, elasticità mentale ed apertura a nuove conoscenze. In Nuova Acropoli c’è un’ideologia di base che non può mutare perché verrebbero meno le sue fondamenta. Non c’è una reale apertura al dialogo. Quello che c’è da sapere, già si sa.

  2. Non c’è una vera fratellanza universale: i neri vengono considerati una razza inferiore, un residuo della civiltà precedente a quella attuale, secondo le fonti esoteriche in cui credono, e gli omosessuali sono considerati anormali.

  3. Secondo il terzo principio di Nuova Acropoli, si promuove la realizzazione dell’uomo come individuo. La verità è che si vive una scissione costante tra personalità e vero Io, l’Io considerato spirituale, che si identifica nel discepolo. L’individuo, in particolare la forza viva, viene lentamente portato ad identificarsi solo nella condizione di discepolo, diventando quindi un militante che ha il compito di obbedire e di farsi obbedire dai suoi sottoposti. Le proprie passioni, i propri interessi, le proprie amicizie, gli amori al di fuori dalla sede, viene tutto messo in secondo piano rispetto alla cosa più importante: l’ideale.

Il vero scopo di Nuova Acropoli

La vera missione di Nuova Acropoli è la preparazione alla nascita di una nuova civiltà, e nel fare ciò si avvale di tutti i più grandi insegnamenti provenienti da svariate culture sia occidentali che orientali. Ma l’ideologia più potente ed evidente è prevalentemente legata al nazismo ed al fascismo.

Tutta la simbologia, dall’emblema di Nuova Acropoli ai simboli legati alle forze vive, alle divise, alle cerimonie, all’ideologia stessa, sono incredibilmente riconducibili al fascismo e al nazismo.

Secondo la loro visione, Hitler era stato un “discepolo accettato” della Gerarchia Bianca o Fratellanza Bianca, che però poi “perse la testa” e viene quindi considerato un “esperimento fallito”. Nuova Acropoli è un altro “esperimento” della Gerarchia Bianca, in quanto anche il fondatore di Nuova Acropoli è considerato un discepolo accettato. Tra ignoranza e cecità devozionale non si riesce a vedere lucidamente quanto questa connessione renda tutto quel vissuto il delirio di una setta che continua, ancora oggi, a promuovere corsi di “filosofia attiva” e “formazione al volontariato”.

PS. Perché ne parlo ora, dopo 7 anni

• Sono profondamente ignorante in storia e continuando a colmare le mie lacune sulla conoscenza storica nazifascista rimango ancora basita dai collegamenti che sono così evidenti. • Ho impiegato anni per riprendermi psicologicamente dal vortice di abbattimento morale che hanno esercitato sulla mia persona, accettandomi finalmente per quella che sono: un essere umano con difetti. • Trovo ancora testimonianze di persone che hanno avuto esperienze simili alla mia e che come me riescono a parlarne solo dopo anni. • L’anno scorso ho incontrato una persona che era un “punto di riferimento” che mi ha detto che avrei dovuto scegliere da che parte stare, se aiutare il mondo e l’umanità ad evolversi o non fare nulla. Aveva ragione: mi piace pensare di poter portare un po’ di luce e verità, è giusto farlo perché nonostante tutto io amo profondamente la filosofia. • Penso a quando da adolescente cercavo “qualcosa” e sono finita in un posto che purtroppo si è rivelato l’opposto di ciò che diceva d’essere e ho paura che altri adolescenti possano vivere la stessa esperienza.

Francesca