Testimonianza di Giuliano l'Apostata. Messico
IL GRANDE INGANNO, 12 ANNI DOPO
di Giuliano l'Apostata
All'amico che mi disse che mi sbagliavo.
Negli ultimi sei mesi del 2010 scrissi, nella solitudine del mio studio, un libro incentrato sulla storia, la dottrina e i danni che causa la setta militante Nuova Acropoli.
I suoni della tastiera attraversavano l'autunno riportando indietro le immagini del passato. Paesaggi, scene ed esperienze. Il Grande Inganno fu un appuntamento con i miei ricordi e con ciò che si sapeva nel tempo della libertà. Quella fu una valanga di riflessioni e ricerche. Desideravo condividere le mie vicende, le mie scoperte.
Man mano che aggiungevo pagine ricordavo che quando me ne andai da Acropoli riflettei a lungo sul perché ero diventato parte e su come fui defraudato. Ma ancor di più: ascoltare, col passare del tempo, i racconti sull'offesa agli appartenenti che rimasero e a quelli che arrivarono dopo, perfino ad alcuni nati nella setta, mi confermò l'utilità sociale di quanto stavo facendo.
Intrecciavo capitoli avendo constatato le tracce emotive, i matrimoni distrutti, le aspettative di vita frustrate, le maternità rovinate, la perdita degli affetti, i danni morali, il dolore e, soprattutto, il fantasma che li circondava: quello di considerarsi responsabili di quanto accaduto, non l'organizzazione e i suoi leader. Mi colpì più ciò che seppi degli altri che ciò che mi accadde. Allora cercai di aprire un faro di avvertimento sulle manipolazioni che esercita Nuova Acropoli e di offrire la speranza che è possibile uscire e guarire, mediante l'atto fondamentale del sapere. Il libro serviva a dare voce a chi vive queste esperienze a livello globale e a ristabilire un poco di giustizia, non era solo per me.
Verificando archivi, pensavo alle denunce, ai reportage, alle relazioni di comparizioni in Europa. Senza sminuirne il merito, mi sembrava di poter apportare un filo ulteriore alla profondità, pertanto mi proposi di articolare una descrizione a diversi livelli, per allertare sulle vere intenzioni e pratiche del gruppo fondato da Livraga Rizzi.
Molto accadde, ma nessuno si aspettava che Il Grande Inganno fosse profetico. Quanto descritto nelle sue pagine si è corroborato dalle esperienze degli appartenenti alla setta. Come anticipava il libro, Nuova Acropoli Messico subì una deflagrazione che quasi la distrusse. Si è ugualmente constatato che il culto del potere della setta è grave, perfino per loro stessi, perché permise ai suoi dirigenti Lidia Pérez López ed Esmeralda Osuna Lafarga di impadronirsi della setta nel paese e di cambiarle il nome, per creare una fazione chiamata Inspira. Ho detto profezia? No. Fu una previsione, basata sulla logica del mondo descritto e sulla sua azione.
Non sono qui per distruggere una setta. Le sette si distruggono da sole.
Oggi, nel compiersi dei 50 anni del colpo di Stato in Cile, ricordai l'ammirazione di Livraga per il dittatore Pinochet. Nella congiuntura dei drammi libertari ritenni potessi portare questa testimonianza di fatti correlati al libro, ma ancor di più, parlare del presente e del futuro, con te libero dalla setta.
En la ventana
Durante la prima distribuzione de Il Grande Inganno, Nuova Acropoli ebbe una reazione di violenza che implicò, in ultima istanza, la minaccia implicita di uccidere. Non racconterò i dettagli per essere delicato e riguardare la sicurezza degli interessati, ma ho l'autorizzazione a fornire dati che ti permetteranno di sapere ciò che pochi o nessuno seppero all'epoca.
Per parte mia, non furono quei fatti il motivo per cui cessai di farmi vedere. La mia prima idea era far circolare il libro gratuitamente e nulla più. Poi, mi domandai se ci sarebbero stati ex appartenenti che lo avrebbero letto e avrebbero voluto ampliare le denunce. Tuttavia, i social network con le loro portate e interazioni erano meno sviluppati di ora, perciò non ebbi messaggi, né dal Messico né da alcun luogo e, come ti dirò, non trovai utile effettuare avvicinamenti. Così terminai, perché avevo raggiunto il mio obiettivo.
... Y estábamos en la caverna
Uscii da Nuova Acropoli perché in ultima istanza ebbi una crisi morale. Ero convinto da anni che le mie azioni fossero, come ci si diceva, a beneficio dell'umanità, mediante ciò che Acropoli denomina il servizio e che altre sette chiamano seva. Tuttavia, quando assistetti agli abusi che avvenivano sia verso altri appartenenti sia verso di me, la coscienza iniziò a risvegliarsi gradualmente. Passai dal giustificare la realtà, a negarla e infine ad accettarne la veridicità.
Cominciò come una sensazione fisica di disgusto all'idea di presentarmi nella sede e poi fu una voce interiore, insistente, che cominciò a mettere in discussione la natura di Nuova Acropoli. Le informazioni raccolte qua e là si accumulano nel tuo inconscio ed emergono come ciò che Acropoli chiama “la crisi”. Ne sono consapevoli e la definiscono come un episodio di debolezza generato dall'egoismo e dalla perdita della captazione dell'appartenente, rispetto allo sforzo che implica il servizio all'umanità, e cercano di soffocarlo iniettando sentimenti di colpa, vergogna e infliggendo punizioni morali all'appartenente, poiché sanno che la crisi è in realtà un risveglio della coscienza.
È importante segnalare che la crisi in una setta non è un evento unico. Al plurale, considero le crisi come risultato di accumuli nell'esperienza dell'abuso. Al singolare, una crisi può essere decisiva. Tutti abbiamo potuto osservare che una crisi conduce ad andarsene da Acropoli o ad affondarvi più profondamente. Le crisi sono in realtà il prodotto di ciò che la scienza chiama dissonanza cognitiva. Le crisi sono una dissonanza che preme sulla tua coscienza.
Di solito la crisi è dovuta a un evento scatenante. Ti dicono qualcosa, guardi, vivi qualcosa, che libera l'effetto delle esperienze negative accumulate.
Nel mio caso, l'evento scatenante fu un reclamo che un giovane guardia di sicurezza mi fece, in parte doloroso e in parte sereno. Mi mostrò la sofferenza che le mie decisioni, come suo comando, gli arrecavano, i dubbi che sperimentava per la pressione a cui lo sottoponevo, che era, peraltro, minore di quella a cui io stesso mi sottoponevo e in cui mi trovavo.
Il ragazzo era in crisi. Perciò avrei potuto farlo tacere, imporgli guardie punitive, esibirlo in pubblico, come si fa, ma man mano che lo ascoltavo le sue parole mi causarono una profonda impressione. Qualcosa dentro di me mi costrinse a prestargli attenzione. Con le sue parole mi apparvero avvenimenti, la cui interpretazione passò dall'essere la nota — che erano impegni di discepolato, di superamento dell'ego, di sacrificio necessario per un dovere — a coglierli come di natura falsa e violenta. Violenza in tutti gli ambiti, che per anni avevo ignorato, ma a cui mi ero adattato, sentendola normale nella nostra comunità, e che fece emergere nella mia memoria momenti, emozioni che avevo composto. Lo ascoltavo, ma mi ascoltavo anche. E una parte molto grande di ciò era me che mi dicevo che stavo abusando moralmente degli altri, a cominciare da quel ragazzo. La mia voce mi ripeteva, con un tintinnio incessante, inflessibile, che ciò che quella guardia mi diceva mi provocava un sentimento di sereno orrore: era la crudele e lacerante verità.
Non ho mai saputo cosa lo spinse a dirmelo, cioè cosa lo portò a dirmelo a me. Avrebbe potuto andare dagli hachados, dal Capo delle Forze vive o dallo stesso Comando Nazionale. Sebbene io fossi il suo canale gerarchico, proprio per essere la fonte del suo disagio avrebbe potuto evitarmi. Amen che gli avessero urlato, castigato e, di riflesso, punito me per non averlo contenuto; amen della sua ingenuità per credere che protestare servisse a qualcosa; voglio pensare che me lo disse, oltre che per ribellione, perché credette che io potessi ascoltarlo e per questo, sebbene non sapessi nulla della sua vita personale, e poi non lo vidi più e non seppi più nulla, lo considero amico e gli dedico questa testimonianza.
In quel momento risposi in modo evasivo, lo rimandai ai suoi doveri e mi ritirai in un salone vuoto, preso da una serie di emozioni che mi attraversavano senza poterele contenere e da pensieri disordinati. Mi sentii toccato in quella che consideravo la mia identità più profonda. Mi sentii confrontato con la terribile verità, senza capacità di fuggire da quella sensazione, attraversato da un grido di accusa che veniva dalla mia mente: che, invece di essere una guida, mi ero trasformato in uno strumento di sofferenza e inganno per coloro che si fidavano di me.
Ero un appassionato difensore della militanza, della devozione a un Maestro e della collaborazione in una causa nobile che cercavo di vivere e sostenere non con parole, ma con i miei atti. Tuttavia, in un istante, mi accorsi che, nel mio desiderio di aiutare, ero diventato, senza rendermene conto, parte di un sistema che abusava della fiducia delle persone e manipolava le loro vite in modo contrario ai miei principi morali. Inoltre, stavo prendendo coscienza degli orrori storici del nazifascismo che, insieme al senso eroico, facevano parte del midollo di ciò che consideravamo la nostra mistica. Fu una tempesta silenziosa che mi premette le tempie con l'indice inflessibile della vergogna.
E ciò che mi accadde, pieno di quella vergogna che mi doleva come una pugnalata, martellante, fu che, in quel salone vuoto dove avevo tenuto lezioni di filosofia morale, di simbolismo e mi ero spinto a commentare che non avremmo visto il Nuovo Mondo, ma che quel mondo di bellezza lo meritavano le anime del domani, mi sedetti dove si sedevano gli appartenenti, mi coprii il volto e, faticosamente e in silenzio, cominciai a piangere con lacrime ardenti. Mi avevano puntato in faccia che avevo perso di vista ciò che significa davvero essere una persona compassionevole e giusta. E ancora ora, ripensandoci, rivivo quella vergogna e mi sento grato per essa.
Le sue parole furono il momento scatenante di una crisi che mi portò ad uscire da Acropoli, anche se, come spesso accade, non immediatamente. È difficile rinunciare agli affetti. È difficile rinunciare a ciò che hai assunto come una norma sacra nella tua esistenza. L'ultima volta che fui in Acropoli rimasi davanti al fuoco del cosiddetto tempio di Sicurezza. Di fronte alla fiamma che ardeva continuamente, ricordai quando mi unii ad Acropoli. Cercavo una causa. Sentii di averla trovata in Nuova Acropoli, come era offerta. Ricordai quando divenni elemento delle Forze vive. La sensazione di azione quando, prima della cerimonia del giuramento, mi fu indicato di collocare la cravatta nera nello spazio del terzo bottone della camicia dello stesso colore, con la fascia rossa al braccio. "Posizione d'attacco", mi spiegarono, e mi sentii disposto a tutto.
E ciò che stava alla base, l'idea che gli atti e i sacrifici fossero trascendenti a beneficio dell'umanità, non era altro che un gigantesco e patetico inganno, perché la forma che assumeva era l'opposto e risultava immorale. Ciò che più mi doleva era il tradimento di Acropoli verso la fede, ma lo stavo elaborando. Ricordo che, in piedi davanti alla veglia, la mia espressione era serena, e sentii lo sguardo concentrato e in esso un'altra fiamma, questa, quella di un primo barlume, una certezza ancora vaga che la storia non sarebbe finita così.
Cessai i ricordi, apprezzai la mia buona volontà e, ascoltando i suoni del lavoro senza fine, inutile per il mondo, di chi stava fuori, pensai che possono esistere sogni celesti e risvegli terrestri. Poi uscii e non salutai nessuno, né chiesi di nessuno per il futuro. Di quelli che conobbi, solo uno ho nel cuore in modo speciale, un uomo di ideali che meritavano una causa migliore, di quelli che hanno silenzi pieni di emozioni e paesaggi dove gli eroi creano mondi. Coloro che possono esistere esattamente dove non c'è Nuova Acropoli. Anni dopo seppi che se n'era andato e fui molto felice per lui, anche se non glielo dissi mai.
Una ventana
So che alcuni di coloro che mi leggono possono essere interessati a sapere se la mia testimonianza li riguarda, perché sono responsabili di abusi economici e sessuali. Tuttavia, il mio approccio non è rivolto a loro. E non si può accusarmi di nulla di tutto ciò, perché non l'ho mai commesso. La mia responsabilità fu diversa. È quella di un tipo di appartenente che cerca un impegno esistenziale. La mia responsabilità fu parlare di falsità come se fossero verità. Che le credessi vere e che fossero la norma per alcuni, non mi ha mai fatto sentire meglio.
C'era una sfumatura. Fin dall'inizio riconobbi, oltre alla filosofia, il contenuto esoterico di Blavatsky e del nazifascismo, che, ribadisco, come ho scritto nel libro, mi attrasse anch'esso. Pensiero caratteristico di certi giovani che si ribellano ai sistemi tradizionali e che ritengono la democrazia possa essere una forma di dittatura; a vent'anni credevo che il nazismo fosse una via valida per contribuire a un mondo migliore e che avesse fallito perché tradito. Lo identificai dalle prime lezioni e lo vidi davanti ai miei occhi quando entrai nelle Forze vive. Il suo ambiente di religiosità pagana soddisfaceva in me un bisogno di mistica, sebbene avessi già fatto cose simili. L'estetica, ma soprattutto il tono e i concetti del totalitarismo, fu qualcosa che colsi immediatamente. Per questo capisco che lo colse Westland New Post, gruppo filonazista che prese lezioni in Acropoli e di cui ti parlerò più avanti.
Portavo alcuni pensieri che non scontravano con ciò che percepivo di Acropoli, anzi. Credevo che una causa nobile non potesse avanzare solo con persone amabili, ma che avesse bisogno di un esercito per spingerla. Mi dicevo che un problema era che i buoni pregano, mentre i cattivi li accoltellano. Servivano buoni con coltello. Questa prospettiva non era soltanto mia; usando altre parole era l'indole delle Forze vive, forse non delle Brigate femminili in quel tipo di fanatismo, dove ad eccezione di alcune le altre vivevano ciò che consideravano l'impegno, forme che apprendevi dalle pubblicazioni e che inferivi dalla stessa esistenza dei circoli interni, sebbene la maggior parte non ne vedesse il retroterra e molti avrebbero potuto essere semplicemente al bar. Quando ebbi la crisi, che fu definitoria, da tempo avevo compreso che quel modo di agire era immorale e il pericolo di incoraggiarlo quando vi si aggiunge un componente esoterico o pseudofilosofico.
Quando venne l'ora di scrivere Il Grande Inganno, sapevo che dovevo fare quelle confessioni affinché contribuissero a comprendere il contesto. Ora ho approfondito per lo stesso fine. Per arrivare alla luce devi mostrare alcune ombre.
El después
Per quanto ho vissuto, oltre a quanto ho assistito, in questa testimonianza aggiungo elementi che possono esserti utili.
A un certo punto del percorso, anche se ti muove l'impulso di aiutare a far conoscere il problema, la setta deve scomparire dalla tua vita e devi dedicarti ai tuoi progetti. Costruendo la tua vita fai scivolare fuori di te le forme di pensiero e d'azione che la setta ti impose. Sei più te stesso che mai, una volta che ti liberi.
Tieni presente che la setta vorrà sempre denigrarti dicendo che sei “arrabbiato, risentito”. Certo che sei arrabbiato. Quei soggetti ti hanno truffato. Ma cercano di invertire il fuoco della responsabilità per nascondersi, attribuendotela. Oppure ti incolpano del problema che loro hanno causato. Che un gruppo commetta un errore e accusi gli altri di averlo fatto è una risorsa tratta dai criteri di Goebbels.
Quando stai uscendo dall'influenza della setta, ti invito a evitare certi errori nella gestione della situazione.
• Non analizzare l'esperienza e pretendere di poter proseguire così com'è. Uno degli errori più significativi è non riflettere su ciò che ti ha portato a essere catturato da una setta. Questo può portare a mantenere i modelli di pensiero che ti misero a rischio. Ciò potrebbe risultare nel fatto che tu vada "saltando da setta a setta". È vitale analizzare criticamente la tua esperienza e assumerti le tue responsabilità. Suggerisco di evitare il “mi hanno insegnato ciò che non si deve fare e li ringrazio”. • Comportarti con identiche relazioni di potere a quelle che avevi dentro. Uscendo dalla setta, è naturale cercare sostegno tra chi ha lasciato l'organizzazione, perché una prima sensazione è quella di essere totalmente solo. Tuttavia, se tenti di mantenere le stesse dinamiche di influenza che avevi nella setta, stai perpetuando il controllo e la sottomissione, soprattutto se provieni da una setta paramilitare come Nuova Acropoli. Cerca relazioni di parità e rispetto reciproco. • Non creare la tua dinamica e i tuoi progetti. Una volta fuori dalla setta è importante non estendere la mentalità o il ritmo di vita che avevi. Devi sforzarti di costruire la tua vita, creare i tuoi progetti e i tuoi valori.
Tras bambalinas de El Gran Engaño
L'origine del libro è un blog dove denunciavo la frode accademica dell'allora Comando Nazionale, Lidia Pérez López, che senza avere gli studi si presenta come Dott.ssa in psicologia summa cum laude, ai media e alla società, perché questa è la sua personalità, ma anche perché Nuova Acropoli insegna a falsificare nella pratica, per conseguire i suoi scopi.
Essendo Pérez López la massima autorità della setta, e il suo comportamento abituale nei comandi di Acropoli, ritenni che la denuncia offrisse un panorama delle sue gerarchie, ma anche di come gli adepti non vengano a conoscenza della verità o, se la conoscono, la giustifichino. Perché non si pensi che solo persone con problemi siano ingannate dalle sette, è chiaro che tutti possono essere raggirati.
Svolsi l'indagine in siti accademici ufficiali, perfino Harvard e la Sorbona, dove Pérez López affermava di aver tenuto conferenze, e fornì prove della sua usurpazione di professione. Poi un bravo ragazzo di Acropoli—trovai la sua foto—mi inviò l'indirizzo di un sito, diceva il suo messaggio contro “le mie diffamazioni” verso il suo Comando Nazionale. Visitai il sito con curiosità, ma ovviamente non c'era nulla. Se fu un trucco per hackerarmi, si portarono via un virus. Ricevetti anche un invito da Esmeralda Osuna, allora dirigente di Acropoli, per conversare, disse, ma per me era una perdita di tempo perché parlare con una dogmatica è come parlare al vento.
Nel periodo precedente al blog, due Brigate femminili denunciarono di propria iniziativa e buona volontà, con Delia Steinberg, gli abusi del Comando Nazionale del Messico, Lidia Pérez. In cambio, una di loro ricevette minacce da avvocati, ancor più quando furono poi correlate al libro. L'invito che fu rivolto a un'altra di esse, sempre da parte di Osuna Lafarga, avvenne in un contesto in cui senza prove la indicò come partecipe con Juliano e la conversazione era, cito la frase usata dalla dirigente, “per aiutarla a uscire dal suo errore”. Queste Forze vive riaffermarono la loro decisione e uscirono da Acropoli.
Mi misi in contatto con autorità giudiziarie e di polizia, per ottenere informazioni sul sostegno a chi denuncia attività connesse a sette. L'esperienza si caratterizzò come un processo in cui mi rimandavano da un ufficio all'altro. Uno degli agenti praticamente mi sottopose a un interrogatorio, in cerca di contraddizioni, il che mi fece sentire come se fossi il sospettato. Un altro, con sorriso cinico, mi chiese delle mie possibili motivazioni di profitto economico. Un'altra autorità espresse il suo timore verso le sette, mentre un'altra mi consigliò di non coinvolgermi, argomentando che la sua esperienza indicava la possibilità di violenze e l'assenza di supporto per me. Constatai la mancanza di strumenti per agire in queste situazioni. Decisi di non cercare quei sostegni.
Successivamente scoprii che le ONG offrono aiuto: Red de Apoyo Inc., RedUNE, RIES. Ma allora, l'unica persona che potesse narrare ciò che sapevo ero io stesso, non colui che ero stato, ma colui che ora ero.
La distribución
Una volta che ebbi l'opera, localizzai i siti web della setta in Messico, oltre a recuperare le e-mail di ex appartenenti con cui non parlavo da molto tempo, e una sera feci invii massivi. Ho il piacevole sospetto che ci siano stati inoltri. Bisognava informare.
Il Grande Inganno traccia un collegamento diretto tra Acropoli e i principi primordiali del suo fondatore, addentrandosi nella controversa questione del filonazismo nella setta. Il libro argomenta che il filonazismo, anche se non sempre evidente, non può essere ignorato e in alcuni casi si manifesta in modo esplicito.
Per una persona competente, sentire “camisas pardas” l'avrebbe allertata immediatamente. Perciò fu importante per il libro esporre gli emblemi delle cui associazioni concettuali mi ero accorto allora, così come invitare a riflettere che tante coincidenze sono significative, non casuali, e delineano la loro identità reale. Capire che l'attuale diminuzione delle manifestazioni non significa, di per sé, che l'era di Livraga sia stata solo un'assurda miscela di radicalismi e incenso. Il creatore e la sua creazione non possono essere separati.
Quando distribuivamo volantini di propaganda, a volte senza accorgercene li davi a stranieri. Più d'una volta furono offerti a spagnoli che mostravano espressioni di disgusto e dicevano “ah, no, di questo sappiamo in Spagna”. Loro conoscevano qualcosa che vivevamo, ma che praticamente nessuno del gruppo sapeva identificare. Esisteva un divario informativo. E ciò accade anche tra gli ex appartenenti. I divari di esperienze e percezioni si accentueranno e a questo punta Nuova Acropoli.
Reacción de Nueva Acrópolis
Successe ciò che sapevo e che mi ero mentalmente preparato: le minacce, perché chi si lanciava in quei tempi in qualcosa del genere capiva che sarebbero arrivate intimidazioni, senza aver troppo sostegno contro di esse. Già la setta usava avvocati, sebbene fosse meno ipocrita e lanciasse ammonimenti tramite i suoi dirigenti, così come minacce con intermediari.
Non racconterò certi dettagli perché conviene alla sicurezza della questione. Si può dire che Nuova Acropoli, nei casi di dissidenza che cominciano a muoversi, oltre a scatenare una caccia interna per sapere se ci sono infiltrati, convoca anche i comandi e redige un elenco di sospetti basato sul loro comportamento quando erano appartenenti e sui termini in cui se ne sono andati. La reazione immediata è il colpo a salve. Sparano a tutto per vedere chi si muove. Inoltre, conservano i tuoi dati di localizzazione. Quando i tuoi ex compagni ti cercano per salutarti dopo che te ne sei andato da Acropoli, ciò che fanno è verificare che abbiano la tua informazione aggiornata. Il caffè a cui ti invitano serve a sapere cosa fai e cosa pensi. Ti parlano molto bene e poi redigono un rapporto. Credono che valga la pena tradire la tua amicizia, per trattarsi dell'Ideale.
Mi arrivarono via e-mail informazioni su pressioni e minacce, velate o meno, a alcuni ex appartenenti. Uno dei messaggi proveniva da una ex Brigata, che mi condivise di aver ricevuto una telefonata a cui rispose affermando che non si sarebbe lasciata intimidire. Dall'altoparlante, una voce senza accento, non identificabile come quella di Nuova Acropoli Messico, le disse che “Giuliano doveva ritirare il libro o ci sarebbero state ripercussioni” contro di lui e contro chi aveva ricevuto la chiamata e che “Giuliano doveva offrire scuse a Nuova Acropoli e alla Maestra Lidia Pérez López”.
A una settimana e mezza dalla distribuzione del libro vi fu anche la visita in presenza di un membro del Corpo di Sicurezza, accompagnato dal padre, a una delle donne che scrissero al Comando Mondiale Delia Steinberg. L'intimidazione si manifestò con l'avvertimento che Acropoli avrebbe fatto ricorso ad avvocati internazionali per citare in giudizio la donna, per il libro di Giuliano. L'uomo le disse che il pool di avvocati sarebbe andato contro di lei.
La cosa più grave è che il minaccioso era il marito di quella donna.
Acropoli e i suoi comandi mandarono altri in prima linea, mettendoli in pericolo, senza curarsi delle possibili conseguenze. Tuttavia, ci furono altre risposte. Scoprii, dopo due settimane, su YouTube, che uno degli interessati tenne una conferenza stampa per denunciare le minacce e mostrare il volto settario di Acropoli. Venni anche a sapere di tentativi di hackeraggio di profili Facebook e del furto di un account e-mail.
Alla fine, di fronte a quel livello di confronto, presi misure affinché, se fossero state esercitate ritorsioni contro chiunque, molti appartenenti ad Acropoli affrontassero conseguenze penali. Queste misure restano in vigore.
Le minacce cessarono dopo tre settimane, credo per il ritiro del libro, ma anche perché Acropoli ricevette avvertimenti di azioni per vie legali e di polizia.
E accadde qualcosa che neppure io avevo previsto. Con il suo attacco, la setta fece promozione all'opera. Due giorni dopo il ritiro, lettori a me sconosciuti risalirono Il Grande Inganno su vari siti web e da lì la diffusione si moltiplicò.
El reducto más profundo
Non mi ritrassi e non lo faccio ora. Non lo feci perché, anche se non è gradevole ricevere minacce, era nel mio calcolo che ciò sarebbe successo e mi sentivo moralmente preparato. Non avrei mai offerto scuse a chi ha danneggiato in innumerevoli modi altri esseri umani, poiché il fatto inconfutabile è che Nuova Acropoli è una setta, un elemento di perversione sociale che spezza tessuti familiari e comunitari, che estrae, usa e danneggia, in nome della filosofia, della spiritualità e del volontariato.
Después del libro
Decisi di fare contributi. Tradussi e diffusi materiali su Nuova Acropoli, condivisi informazioni su indagini e su WikiLeaks, e continuai ad ampliare il panorama internazionale del problema.
Si mise in evidenza che la polizia belga indagò Acropoli per aver permesso a un gruppo filonazista chiamato Westland New Post di utilizzare le sue strutture per riunirsi. Un elemento di quel gruppo dichiarò che per essere ammessi dovevano seguire un corso di sei mesi in Nuova Acropoli, probabilmente il probazionismo, e descrisse l'organizzazione come una “scuola di filosofia di estrema destra”.
La unión necesaria
Vedendo l'evoluzione, mi rendo conto che esiste qualcosa come una “vecchia scuola” della setta. Le informazioni, in accordo con gli scenari mutevoli a cui Acropoli si adatta, devono essere mantenute, scambiate e analizzate, o alla fine si perpetua ciò che si ignora esistere.
Come ho detto, trovai il blog dove leggi questa testimonianza e ti invito a leggere tutte le altre. È un lavoro che merita maggiore proiezione, perché non si tratta di “distruggere” una setta; la setta non è importante, ma le persone che possono essere danneggiate.
El “yo no vi eso”
Ho sentito talvolta la risposta a qualcosa di grave vissuto formulata come “io non ho visto quello”, e considero importantissimo commentarla.
Ogni volta che dici, per qualsiasi motivo, che “io non ho visto quello” in relazione a quanto racconta un altro, stai dicendo che non l'hai vissuto o che ti sorprende, ma se reagisci così per delegittimare la veridicità di una testimonianza è probabile che continui a vedere il mondo dalla prospettiva della setta. Quando dubiti o dichiari che non è vero con un “io non ho visto quello”, invalidi la testimonianza di chi ti sta dicendo ciò che ha visto e vissuto, contribuendo a far perdere la memoria collettiva. E con quell'oblio si cancella anche la sua responsabilità.
Llegó el tiempo de ser felices
Le celebrazioni in Nuova Acropoli Messico per il ritiro del libro diedero loro un sapore di vittoria che durò poco più di un anno.
Le premesse del libro indicavano che per le relazioni di potere e di ambizione si sarebbe provocato, prima o poi, che la gente se ne andasse in massa. Soprattutto, puntavano a che Lidia Pérez avrebbe finito per avere un problema con la setta.
Ai livelli alti di Acropoli internazionale non gradivano Lidia Pérez, ma la mantennero perché occupava un posto elevato nella piramide gerarchica. Quella convinzione permise a un'usurpatrice di rubare la loro struttura.
A soli due anni dalla pubblicazione de Il Grande Inganno, Lidia Pérez, in compagnia di Esmeralda Osuna, si mise in contatto con Delia Steinberg per dirle che il Messico si separava da Nuova Acropoli.
Lidia Pérez disse poi agli appartenenti che Acropoli aveva perso la sua strada e che “non erano più felici in Nuova Acropoli”, invitandoli a seguirla. Successivamente, sede per sede, portò ogni membro davanti a una giuria dove lo facevano dichiarare se restare in Nuova Acropoli o andare nella nuova aggregazione. Poiché aveva collocato comandi fedeli a lei e non alla setta, il 90% degli appartenenti abbandonò Nuova Acropoli. Subito dopo ordinò di rimuovere le insegne dai locali e di collocare quelle nuove, già pronte, con il nome di Inspira.
In effetti, il nuovo gruppo non è un'entità a sé stante. Inspira è una fazione di Nuova Acropoli.
In Messico, la realtà è che Nuova Acropoli sopravvisse a malapena, perché dalla notte al giorno il suo posto fu occupato da Inspira, che rimase con i locali, la biblioteca e probabilmente con gli stendardi delle Forze vive.
No tan rápido
Questo altro punto rivela Nuova Acropoli nel suo complesso. Lidia Pérez López giustificò la sua separazione da Acropoli sostenendo che non adempiva più al suo scopo e che i suoi appartenenti non trovavano più la felicità in essa. Questa affermazione risulta shockante, dato che per anni aveva difeso Nuova Acropoli presentandola come un'istituzione umanista e filosofica che offriva formazione integrale e una visione trascendente della vita.
Coloro che sostennero Acropoli fino all'esaurimento e poi la denigrarono, lo fecero solo perché lei glielo disse. L'insegnamento, ripetuto fino alla nausea, di mantenere il vincolo verso l'Ideale e non verso la persona, fu convenientemente messo da parte. La mancanza di coerenza fu il segnale che erano incrinati dentro.
Chi scelse di restare in Nuova Acropoli non mostrò nemmeno autocritica rispetto a ciò che li aveva portati in quella situazione. Furono incapaci di interrogare la loro leader, di valutare le sue azioni e di rettificare i propri atteggiamenti.
Reflexión
In Nuova Acropoli non c'è onore, non c'è rispetto, non c'è filosofia, non c'è umanità, non c'è amore di cui tanto parlano. Alla fine si tolgono le maschere e rivelano che si tratta unicamente della loro ansia per denaro e potere.
Nuova Acropoli incapacita alla reazione. Esiste il fenomeno, da una parte, del cinismo in chi usurpa, e dall'altra, dell'addestramento dottrinario in chi se ne va o rimane. L'endoctrinamento o processo di controllo di pensieri, emozioni e comportamenti, lavorato nel tempo, fa sì che, per la logica di Nuova Acropoli, i suoi seguaci obbediscano a chi detiene il bastone.
Tu non sei un'aquila acropolitana, né un Uomo Nuovo. Tu per Nuova Acropoli non significhi nulla. Nuova Acropoli non deve significare nulla per te. Se ti invitano, non entrare.
Conclusión
Dodici anni dopo aver condiviso Il Grande Inganno, constato che l'allerta sulle sette deve continuare. Le sette perdurano, ma perdurano anche coloro che generazione dopo generazione danno il loro testimone.
La storia di Nuova Acropoli serve da esempio impressionante di come le sette possano manipolare e danneggiare, perfino se stesse, perché mancano di valori. Esemplifica altresì come l'assenza di riflessione possa ostacolare la capacità di riconoscere i problemi. Pertanto è fondamentale essere vigili davanti ai segni di una setta. Non rinunciare al pensiero critico e alla solidarietà.
Fai la tua vita, vivi i tuoi progetti, non devi loro nulla. C'è una strada per te, per la quale non hai bisogno di Maestri che ti dettino ciò che devi pensare.
Esiste un Grande Inganno? Sì, ma c'è qualcosa di meglio. È l'ora della Grande Verità.
Giuliano, settembre 2023