Testimonianza di Matthieu. Francia
Matthieu, Francia
Si tratta di una testimonianza rivolta al grande pubblico, che non avrebbe ancora conoscenza dell’associazione «Nuova Acropoli» in Francia, e che cercherebbe informazioni diverse dalla comunicazione ufficiale o non documentata.
Mi chiamo Matthieu Chevillot, e sono stato membro di Nuova Acropoli a Bordeaux, all’Espace Mouneyra, tra il 2017 e il 2018. Porto la mia voce a quella di altri ex‑membri che hanno osato sollevare il velo sulla natura nascosta dell’associazione Nuova Acropoli.
Sono entrato attratto dall’eclettismo professato, sono rimasto per la camaraderie e il calore umano, ma me ne sono andato a causa della deriva degli insegnamenti verso tematiche esoteriche, della crescente presenza di tesi e credenze magico‑spirituali, dell’impresa sottile di mettere in discussione i dubbi, e soprattutto dell’esistenza di un movimento parallelo, occulto, sulla facciata pubblica e ufficiale.
Dopo aver trascorso sei mesi nel primo ciclo di filosofia e con il gruppo «Perséus», sono stato individuato e chiamato a far parte delle Forze vive.
Ho potuto scoprire il retrobottega del movimento, con il suo stendardo in stile «aquila imperiale», le sue uniformi, i suoi rituali in stanze oscurate e sature d’incenso, e la sua organizzazione di ispirazione militare, con il Corpo di Sicurezza, la Brigata del Lavoro e la Brigata Femminile. Due reparti per gli uomini, e uno per le donne, senza mischiamento.
Essendo stato anch’io militare qualche anno prima, mi ha richiamato alla mente alcune parole‑chiave di questo tipo di organizzazione: gerarchia, obbedienza, disciplina. Ma allora, perché nascondere questa simbologia ai membri e al grande pubblico, se non c’era nulla di male in tutto ciò? Ho dunque proseguito con prudenza, per saperne di più.
Il seguito del corso non fece che confermare le mie paure. Gli esercizi di messa in scena per gli aspiranti Forze vive consistevano nell’imparare gli elementi di linguaggio per ammaliare i neofiti, o smorzare le accuse di settarismo rivolte a loro. C’erano anche testi chiamati i «bastioni» che dovevo studiare, presentati come scritti dal fondatore Jorge Angel Livraga, i quali talvolta esaltavano lo sforzo e il sacrificio personale, talvolta l’apologia dell’avvento di una razza umana superiore, di cui Nuova Acropoli sarebbe il terreno, e dove «non ci sarebbe posto per i deboli».
Il mio formatore mi assicurava allora che non si trattava dei valori del gruppo. Ma perché diamine conservarli nel percorso? Perché, al riparo degli occhi esterni, le riunioni di lavoro composte dalle Forze vive si aprivano con un «saluto romano» e pronunciando «Ave» davanti a un’effigie mitologica?
Il cosiddetto «saluto romano», se rimane accettabile nel suo contesto antico, è divenuto illegale dal 1945 in Europa. Me ne ero lamentato con colui che lo aveva eseguito davanti a me. Ecco la sua risposta, che cito a memoria: il nostro corpo sarebbe un magnete energetico con un polo positivo e un polo negativo, la mano destra sarebbe l’estremità più positiva. Sollevando così la mano destra, si presenterebbe quindi la parte più emittente di onde positive, il che ne farebbe un gesto completamente benevolo e pacifico, nulla a che vedere con il gesto fascista.
Lungi dal rassicurarmi, questa spiegazione bizzarra mi aveva piuttosto illuminato sul peso fenomenale dei discorsi spiritualizzanti ed esoterici per difendere tesi complottiste tenute dal vicedirettore della scuola, o perfino gesti e parole impensabili nella sfera pubblica.
Così, sospettavo che per molti membri fosse diventato «normale» fare il saluto romano, anche in uniforme nera o marrone, senza alcuna resistenza. Quanto all’unica riunione annuale a cui ho assistito, vietata ai non‑Forze vive, dove il presidente, il sig. Fernand Schwartz, di solito così affabile e affascinante, aveva incarnato in quell’occasione un personaggio temibile, marziale, quasi tirannico, ci si lamentava che i membri non restavano, ma senza sapere perché. Ordine del giorno: reclutare nuovi membri e aumentare la presenza sui social network.
Ricordando ciò che mi aveva attratto a Nuova Acropoli, dopo un anno di presenza nulla corrispondeva più all’immagine che mi ero fatto. Vedevo ripetersi davanti a me gli stessi cicli di comunicazione, di formazione, di incorporazione, di indottrinamento, e questa volta ero chiamato a passare dal ruolo di spettatore a quello di agente, di complice di questa duplicità verso il pubblico.
Riciclare le stesse tematiche dell’«eroe», del «guerriero della pace», del «reincanto», del «mistero» o del «sacro», usare parole‑chiave, formule‑miracolo, adulare le convinzioni dei nuovi ingressi per arruolarli, e soprattutto mantenere una facciata rispettabile, culturale, artistica e filosofica dell’associazione, poiché le quinte non erano francamente né oneste né pubblicamente avallabili.
Personalmente, avevo vissuto momenti umanamente splendidi con i miei compagni di Perséus, ma dover obbedire a questa organizzazione e alle sue credenze strampalate, talvolta persino respingenti per alcune, era troppo caro. E soprattutto, diamine, doveva essere solo una scuola di filosofia, non una pseudo armata segreta esoterica.
Ho dunque finito per abbandonare il percorso di integrazione nelle Forze vive, ma il male era già stato fatto in me: tutte quelle teste familiari e amiche che mi circondavano erano già in realtà Forze vive, o in procinto di diventarlo. Queste persone avevano dunque letto i bastioni, accettato il suo sistema, e tutto il resto delle credenze, dei rituali e dei doveri di Nuova Acropoli le attendeva.
Ho infine preso la decisione di partire, per salvare il mio onore e la mia salute mentale, ma a prezzo delle numerose amicizie che avevo potuto stringere in questo gruppo umano. Mi ci sono voluti diversi mesi per risolvere questo dilemma.
Che la mia intenzione sia qui perfettamente chiara: non mi attacco alle persone. Avrei perfino voluto conservare queste belle amicizie, ma poiché Nuova Acropoli ha una tale presa sullo psichismo dei suoi membri, e sulle informazioni che può trarre dai suoi contatti con ex membri, ho dovuto rassegnarmi a considerarli acquisiti agli interessi di questo movimento.
Mi piacerebbe poter spazzare via tutte queste credenze false e superstizioni oscurantiste, ma in Francia ciascuno è libero di aderirvi o meno, di credere ai contenuti teosofici o meno, di diventare Forza viva o meno, e di partecipare al funzionamento di questa organizzazione o di uscirne. È, tra l’altro, il principio della legge del 1905, detta della separazione delle Chiese e dello Stato.
Ciò che tuttavia voglio segnalare e portare a conoscenza dell’interesse pubblico è il «sistema» Nuova Acropoli, che spunta un certo numero di caselle che definiscono una deriva settaria.
Alcuni punti problematici
Il culto della personalità: Jorge Angel Livraga non è forse l’Alfa e l’Omega in Nuova Acropoli? E i suoi successori non hanno assunto questa statura?
Il carattere esorbitante delle richieste finanziarie: in un’associazione ordinaria la quota si versa annualmente e supera raramente i 150 euro. Perché a Nuova Acropoli la quota del primo ciclo è di 30 euro mensili? Perché, quando un membro accetta di proseguire nel ciclo successivo, l’aumento a 50 euro viene annunciato solo dopo il cerimoniale di passaggio e l’inizio dei corsi? E con l’ingresso nelle Forze vive, la quota sale a minimo 75 euro al mese, con acquisto obbligatorio di pernottamenti alla Cour Pétral per partecipare a stage e cerimonie.
La destabilizzazione mentale: gli insegnamenti basati sull’esoterismo indù, specificamente l’opposizione Kama‑Manas vs Triade, in altre parole «spirito critico» contro «anima», sono strumenti di controllo del pensiero. Se si spera di progredire verso l’Ideale, bisogna imparare a non ascoltare il proprio Kama‑Manas, quindi spegnere i segnali di allarme interni, smettere di dubitare, smettere di essere sulla difensiva.
Il rapporto al corpo e ai suoi bisogni fisiologici è anche un terreno di controllo: pratiche di meditazione, sedute di pranayama, privazione del sonno vista come fonte di progresso, credenza nell’acquisizione di poteri soprannaturali, ripetizione della certezza nella reincarnazione e nell’immortalità dell’anima come incentivo al sacrificio fisico al servizio dell’Ideale.
Altre irregolarità di funzionamento mi hanno colpito: non sono stato invitato a nessuna assemblea generale annuale, né informato delle deliberazioni. Durante le conferenze pubbliche organizzate in un luogo posseduto da Nuova Acropoli, veniva tuttavia detto al pubblico che la sala era «messa a disposizione gratuitamente dall’Espace Mouneyra». Spesso i relatori invitati erano essi stessi membri di Nuova Acropoli provenienti da un’altra città, senza che si menzionasse il loro legame con l’organizzazione.
Quando il sig. Fernand Schwartz si recava a Bordeaux per una conferenza, era ufficialmente in qualità di egittologo, senza menzione del suo legame con l’organizzazione. Perché mantenere questa opacità, se non per impedire al pubblico di sospettare qualcosa, in particolare della natura chiusa e circolare delle referenze e delle animazioni? La scuola dichiarava di insegnare filosofia, ma non si è mai parlato di studiare Rousseau, Kant o Spinoza, per esempio. Un’eccezione però per Nietzsche.
Infine, il crescente investimento personale: tra i corsi serali, i laboratori Perséus, i collage di manifesti, le prove per le conferenze, gli aiuti in cucina o al servizio ai tavoli, la manutenzione dei locali, l’accoglienza di ospiti di prestigio, la preparazione delle cerimonie imminenti, i weekend per i membri, i weekend Perséus, avevo due o tre serate complete a settimana dedicate a Nuova Acropoli, e spesso anche una giornata in più. Era al tempo stesso assuefacente e vincolante.
E pensare che i primi insegnamenti vertevano sul mito della caverna di Platone. Che ironia: se il mito raccontava di uscire da una caverna per accedere alla luce del grande giorno, con Nuova Acropoli, vista dall’esterno, è lasciare una prima caverna per rifugiarsi in un’altra.
Ci sarebbe ancora molto da dire, ma qui mi sono strettamente limitato a parlare di ciò che ho visto, sentito e vissuto personalmente, per garantire l’autenticità delle mie parole.
Fatto a Bordeaux, il 04 febbraio 2023