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Testimonianza di Nathan. Francia

fr2021,Lingua originale: FranceseLeggi nella lingua originale
Traduzione automaticatestimonianze contro Nuova Acropoli

Fonte: nuevaacropolissecta.blogspot.com

La testimonianza di Nathan. Francia

Mi chiamo Nathan MOREL, ho frequentato la Nuova Acropoli in Francia, a Marsiglia, dal 2011 al 2019.

A seguito della mia esperienza passata come membro attivo del movimento, e delle polemiche intorno alle sue attività, mi è sembrato necessario contribuire a ristabilire la verità su di esso e sostenere le testimonianze degli ex-membri della Nuova Acropoli disponibili su internet.

Ho conosciuto la Nuova Acropoli tramite il passaparola. All’epoca ero interessato all’esoterismo e alla spiritualità, nutrivo simpatia per i valori umanisti e universalisti della sua carta e per i suoi discorsi di presentazione come associazione culturale che promuove la filosofia e l’impegno civico. Questi valori li porto ancora oggi. Spero di spiegare in che modo la Nuova Acropoli ha tradito questa promessa.

Mi sono iscritto a un ciclo di corsi di filosofie d’oriente e d’occidente. Sono stato accolto calorosamente e ho scoperto una comunità simpatica, che conduceva con zelo ogni sorta di attività collaterali, culturali e di volontariato, che ebbero grande importanza nel mio processo di adesione.

Con il senno di poi, questo primo ciclo di corsi, qualificato «studio comparato delle filosofie d’oriente e d’occidente», si rivela essere un aggregato di illustrazioni filosofiche accuratamente selezionate a favore dell’ideologia spiritualista e totalitaria del movimento. Tutto l’insegnamento erogato meriterebbe una critica esaustiva, ma questo non è il mio scopo qui.

Poco dopo questo primo ciclo di corsi, mi fu proposto di diventare membro dell’organizzazione e, dopo un colloquio individuale e un sorprendente rito di passaggio, ottenni questo status.

In quanto membro, dovevo ormai pagare una quota annuale di 660 euro e affrontammo nuovi temi. Questo secondo ciclo rivelò pienamente l’adesione della Nuova Acropoli alla dottrina esoterica dell’occultista e medium Helena Petrovna Blavatski, riletta dal fondatore Jorge Angel Livraga.

All’epoca non avevo gli strumenti per percepire che le credenze dubbie che mi venivano insegnate, oltre a essere molto probabilmente false, sarebbero state altrettanti argomenti fallaci per giustificare la crescente radicalità del mio impegno.

Nessuno crede o si impegna nella Nuova Acropoli sotto costrizione. Il processo di adesione avviene da una parte mediante un’esposizione progressiva alle idee e alle pratiche magico-spirituali, sfruttando gli effetti di contaminazione del collettivo, e dall’altra tramite lo svelamento graduale man mano che si viene iniziati e si sale nella gerarchia.

D’altra parte, la Nuova Acropoli offre opportunità ai suoi nuovi arrivati. C’è un vero beneficio quando si assumono responsabilità e potere. Il fatto di essere chiamati a parlare in pubblico, dirigere squadre di volontari, superare le proprie paure durante rappresentazioni artistiche, rivelando la propria intimità nei debriefing collettivi, ha come conseguenza lo sviluppo dell’autostima e il rafforzamento del senso di riconoscimento sociale e di appartenenza.

Per tutte queste ragioni, la pendenza della mia servitù volontaria divenne sempre più marcata, accentuata da un rapporto maestro-discepolo che si instaurò poco a poco con il direttore del centro di Marsiglia.

Questo rapporto, inizialmente benevolo, si rivelò col tempo molto autoritario, mescolando sottilmente paura e fascinazione in un alternarsi di caldi e freddi destabilizzanti la cui esposizione prolungata avrebbe infine prodotto la perdita della mia autonomia psicologica, intellettuale ed economica.

Economica perché, infatti, poco dopo essere entrato nelle Forze vive, mi propose di assumermi con un contratto d’avvenire nell’associazione «les fruits de la terre» per attività ecologiche. Precedentemente mi dissuase dal riprendere gli studi perché lo riteneva incompatibile con il mio impegno e, cito: «ciò potrebbe lavarti il cervello».

Dopo alcuni mesi di assunzione, chiesi di rescindere il contratto e, in risposta, mi reclamò i soldi che aveva investito in me. Esigeva da me che presentassi nei miei bilanci spirituali una riflessione sulla supposta violenza che avrei esercitato nella mia decisione di partire.

L’ingresso nelle Forze vive

Dopo un anno di partecipazione alla scuola, il direttore del centro mi propose di diventare una Forza Viva ed è dopo alcuni colloqui individuali che scrissi una lettera di postulazione a questa scuola interna.

Per diventare Forza Viva ricevetti un corso settimanale individuale per diversi mesi, il cui contenuto, punteggiato dalla lettura di testi chiamati «bastions», scritti dal fondatore della NA, avrebbe dovuto mettermi in allerta per il numero delle sue affermazioni scioccanti o bizzarre. Mi si chiedeva di restituire le idee di questi bastions senza esprimere critiche, la critica essendo considerata una trappola della mente. Anche in questo caso avrei dovuto intravedere il processo in cui mi ero impegnato, cioè diventare progressivamente un guscio vuoto che ripete discorsi stereotipati, posizionando un controllore dentro di me per smascherare ogni pensiero critico verso il movimento.

Superai le quattro prove «terra, acqua, aria, fuoco» per diventare Forza Viva. Queste prove, accuratamente ritualizzate, provocarono in me per alcune profonde alterazioni dello stato di coscienza. Questi stati, a modo loro, contribuirono a distorcere il mio giudizio su ciò che consideravo spiritualità e su ciò che consideravo un impegno volontario e consapevole.

Durante la prova finale di ammissione nelle Forze vive scoprii cosa fosse in pratica quella «scuola interna di applicazione degli insegnamenti».

Scoprii dunque l’organizzazione paramilitare delle Forze vive.

Le uniformi: camicia nera per i cavalieri della sicurezza, e camicia marrone per i cavalieri del lavoro.

Le parti cerimoniali, con la posizione di attenzione e ordini esecutivi, il marciare al passo e in formazione, canti marziali mistici che glorificavano la sofferenza e il sacrificio alla causa, il bellicismo e lo spirito di conquista. Così le nostre voci intonavano parole del tipo «le nostre bandiere fluttueranno sul mondo», «siamo gli eredi di Roma», ecc.

Durante le cerimonie praticavamo il saluto detto «romano», braccio e palmo tesi, tristemente noto e peraltro illegale in Francia, rivolto verso stendardi dalla simbologia stranamente simile ai grandi totalitarismi dell’estrema destra.

Nell’ambito delle Forze vive praticavamo anche la devozione agli dèi antichi come Ares o Ptah, recitando durante ogni rituale le preghiere rispettive, un ginocchio a terra e il braccio alzato di fronte allo stendardo.

Negli inni, Dio è sistematicamente menzionato, così come nel codice d’onore il cui primo punto è: «credere in Dio». Tutto ciò non ha più nulla a che vedere con le pretese culturali, di filosofia apolitica e areligiosa che la vetrina della Nuova Acropoli presenta al pubblico.

Durante la mia cerimonia d’intronizzazione nel tempio mi fu imposto di prestare il seguente giuramento:

«Di fronte all’aquila solare, al fuoco sacro, all’ascia di Ares Dionysos, alla presenza della mia anima immortale e di quella dei miei compagni in cerca di saggezza. Io, conosciuto oggi col nome di Nathan MOREL, mi impegno a servire con lealtà ed efficacia in qualità di cavaliere del corpo di sicurezza della OINAF.

Se non lo facessi così, che gli Dei, il Karma e i miei maestri me lo reclamino.»

Fu così che fui intronizzato cavaliere del corpo di sicurezza della Nuova Acropoli Francia.

Ero giunto al culmine di un processo di indottrinamento che apriva la porta a un nuovo stile di vita, la cui pietra angolare sarebbe stata l’obbedienza e la devozione.

Avevo aderito a un ordine piramidale rigido. Non avevo più realmente scelta sulla grande maggioranza delle mie attività, sul mio programma, su ciò che potevo dire o non dire all’interno del movimento. La Nuova Acropoli, tramite il mio maestro, aveva preso possesso della mia vita. Pensavo di essermi impegnato volontariamente, mai avrei immaginato che il mio consenso potesse essere indotto.

La vita da Forza Viva si rivelò estremamente stressante. Le mie responsabilità si accumulavano in modo sproporzionato, lo sforzo era sostenuto e incessante. Ero regolarmente colpito da esaurimenti intensi, esattamente come gli altri membri delle Forze vive che frequentavo, perché eravamo tutti impregnati di una cultura del sacrificio, della sofferenza come fonte di coscienza, del lavoro come purificazione e dell’impegno come prova di forza morale. Era allora diventato impossibile dire no, esponendosi così alla dolorosa disapprovazione del mio maestro.

Come ho menzionato all’inizio della mia testimonianza, il rapporto che avevo con il mio maestro era cambiato. I buoni consigli e le proposte dei primi tempi erano diventati ordini impliciti, talvolta espliciti, suggeriti da formule chiave come «per un discepolo, i consigli del maestro sono sempre ordini» oppure «l’acropoli non prende un poco, non prende molto, prende tutto».

Per diversi anni, il modo subdolo e autoritario del mio maestro, le sue colere e i suoi richiami all’obbedienza, mischiati ad atteggiamenti affettuosi, falsamente amichevoli, critiche aspre e insinuazioni denigratorie, hanno profondamente e duraturamente avvelenato la mia vita psichica.

Durante la mia vita come Forza Viva ho anche svolto il ruolo di formatore per gli studenti nei corsi, ma anche in una sottostruttura per i giovani chiamata Perseus e istruttore per i postulanti delle Forze vive.

La mia formazione, a parte l’apprendimento della dottrina, è consistita principalmente nell’imparare a maneggiare diverse forme di linguaggio, al fine di veicolare idee o comportamenti in funzione di ciò che pensavamo la persona fosse capace di ricevere.

Sapevo, e lo sapevamo tutti, che molte delle «istruzioni» e delle azioni interne non potevano essere presentate per come erano realmente. Bisognava usare modalità linguistiche dette di 1°, 2° e 3° cerchio a seconda delle circostanze.

Un po’ come una bambola russa, l’organizzazione si struttura in tre cerchi concentrici, isolati l’uno dall’altro, filtrando le reclute giuste da quelle sbagliate, instillando a goccia i punti importanti del sistema di credenze, permettendo un certo controllo sugli individui e sulle informazioni.

Ho compreso che lo scopo politico della Nuova Acropoli si avvicina tristemente ai grandi idealismi del XX secolo. È totalitaria per il culto del capo, del collettivo e del superuomo, per il suo progetto di costruire un impero «filosofico» che riunisca i poteri politici e religiosi in un re-sacerdote. È oscurantista per la sua dottrina simile a un occultismo new age intriso di folclore iniziatico, opposta alla diffusione di conoscenze che contraddirebbero la sua visione del mondo.

E infine, la Nuova Acropoli promuove una forma molto particolare di razzismo spirituale attraverso la sua credenza nell’evoluzionismo teosofico, definendo «linee spirituali» e sostenendo che ogni razza è un’«esperienza di coscienza» che sostituisce l’altra. La Nuova Acropoli si definisce storicamente come il germe della sesta razza e il nido del futuro avatar divino, che li governerà tutti.

Non potrei essere esaustivo su tutti i punti adulterati del loro paradigma di credenze. Mi sembra importante precisare anche le loro propensioni per le pseudo-scienze e le pseudo-medicina. Penso di essere stato testimone di diversi ritardi nelle cure per malattie gravi, o di assenza di cure per malattie croniche o psichiatriche.

Le pratiche ingannevoli riguardanti l'immagine del movimento

Sono stato attore e testimone di astroturfing, tecnica consistente nella simulazione di commenti spontanei su internet per fabbricare un’opinione positiva del movimento.

Eravamo invitati a pubblicare commenti come se non fossimo membri, ma molto soddisfatti di tale o talaltra attività. Vi erano anche campagne di click per far risalire nei motori di ricerca i risultati favorevoli alla Nuova Acropoli, la creazione sistematica di associazioni satelliti intorno ai centri, i giochi di ruolo che facevamo nei stage per smontare le accuse di deriva settaria e infine l’infiltrazione di Wikipedia per cercare di avere influenza su alcune pagine.

La mia partenza

Per concludere, voglio ora descrivere le circostanze della mia uscita.

Estate 2017, la mia compagna, ella stessa Forza Viva e in formazione per diventare direttrice di centro, subisce un grave burn-out e sviluppa una depressione ansiosa di rara violenza. Lascia il movimento e rompe i nostri legami dall’oggi al domani, portando con sé diverse persone con cui mi ero legato di amicizia.

Ricordo in particolare le parole del direttore: «quella stronza ha lasciato l’acropoli come lascia un ragazzo».

A seguito di ciò scivolai segretamente in una depressione suicidaria, come distaccato da me stesso. Facevo le cose automaticamente, ma assumevo sempre meno sul serio le mie responsabilità, stanco dei comportamenti ciechi e stereotipati dei miei compagni, dei miei superiori e miei.

Estate 2018, in uno stato di esaurimento avanzato, disincantato e non avendo più fede, pur sapendo perfettamente simulare il perfetto «acropolitano» per non attirarmi problemi, incontrai una nuova donna, recente Forza Viva che abitava in un’altra città.

Il punto di rottura fu raggiunto quando venni a sapere che i suoi superiori gerarchici la scoraggiavano dal mettersi in coppia con me, mentre il mio superiore mi suggeriva di manipolarla attraverso suo figlio per «metterla in tasca» e farla venire a Marsiglia.

Contemporaneamente scoprii dei videomaker su internet che sviluppavano temi sul pensiero critico, il metodo scientifico, l’epistemologia, l’educazione ai media e le derive settarie. Giocarono un grande ruolo nel mio processo di deconversazione.

Febbraio 2019, presentai la mia richiesta di uscita dalle Forze vive. Mi ci vollero ancora diversi mesi per distaccarmi progressivamente dal movimento, emergendo poco a poco dalla confusione mentale e affettiva che la Nuova Acropoli e i suoi dirigenti avevano creato in me.

Settembre 2019, dichiarai al mio ex-maestro che non sarei più tornato. Seguì un’email sibillina che mi chiedeva di distruggere tutti i documenti interni e di restituire gli elementi rituali che avevo in mio possesso, ulteriore prova della perfetta conoscenza di ciò che sono e di ciò che nascondono.

Sono trascorsi tre anni mentre scrivo queste righe, e desidero testimoniare a chi può ascoltare che abbiamo bisogno gli uni degli altri, bisogno di un senso nelle nostre vite, ma non a qualunque prezzo.

Nathan, gennaio 2023