Testimonianza di ANA
Ana. Spagna
(È stata in Nuova Acropoli dai 19 ai 29 anni. È entrata nel «Circolo Interno» a 21 anni)
Sono entrata in Nuova Acropoli a 19 anni. A quell'epoca ero molto interessata alla psicologia. Ho visto un cartello per le strade della mia città su un audiovisivo dello psichiatra svizzero Carl Gustav Jung e mi sono decisa ad andare.
Uscendo dall'audiovisivo mi hanno invitata a fare un corso di filosofia comparata. Poiché le culture antiche e le religioni comparate erano anche uno dei miei interessi, mi è sembrata una buona idea iscrivermi. Il corso non era caro e pareva abbastanza semplice. Mi attirava anche il fatto che le persone sembravano molto carine e poteva essere un posto per conoscere gente.
Oltre a temi di psicologia e di culture antiche, all'ingresso del locale si potevano anche vedere libri di esoterismo: alchimia, teosofia, astrologia. Tuttavia non sembravano la solita associazione di persone che credono in UFO, chakra o canalizzazioni di angeli. Sembravano persone piuttosto equilibrate e persino colte, così anche questo mi ha spinto a iscrivermi.
Dopo 2 anni ero già dentro a quello che loro chiamano le «Forze vive» (il Gruppo interno dell'Organizzazione). Avevo fatto un giuramento col braccio alzato davanti allo stendardo delle Brigate Femminili. Ora ero una discepola che aveva giurato di servire con lealtà Nuova Acropoli e che doveva obbedire agli ordini dei miei maestri. Ho lasciato gli studi, ho lasciato gli amici e mi sono trasferita di città. Tutto il mio mondo è diventato Nuova Acropoli. Come sono arrivata a quel punto in soli due anni?
COME MI SONO AGGANCATA A NUOVA ACROPOLI
Nel corso di filosofia, che in realtà loro chiamano “Probacionismo”, ho avuto come insegnante una donna molto gentile e istruita. Lei, inoltre, era docente in un istituto della mia città. Al secondo corso di “Introducción a la filosofía de oriente” ho avuto come professore suo marito, che era anche docente all'università politecnica della mia città. Entrambi erano ingegneri di formazione, e persone normali, colte e gentili. Lì ho cominciato a ricevere quello che si chiama “bombardeo de amor”, un'attenzione e una gentilezza eccessive che ti fanno sentire che conti, che la gente ti considera interessante e importante.
Quando sono entrata in Nuova Acropoli, i miei amici hanno cominciato a preoccuparsi. Hanno chiamato psicologi e hanno stampato tutto ciò che c'era su Internet su Nuova Acropoli. Io lo leggevo, ma non mi importava. Pensavo: “Un'aquila imperiale come emblema? Bah, questo non significa che siano fascisti. Se venissero qui e vedessero tutte le brave persone che ci sono, capirebbero”. Un giorno ero con la mia insegnante del primo corso e il direttore. Ho detto loro che i miei amici mi stavano dicendo che ero in una setta e si stavano arrabbiando con me. Il direttore mi ha detto che se ti trattano come una stupida, forse non sono i tuoi amici. Quella frase mi ha allontanata da loro.
Durante i primi anni non sai esattamente cos'è NA e ti dicono che le critiche su Internet provengono da un settore della chiesa che critica NA per il suo eclettismo religioso. Le idee più esoteriche e ideologiche te le spiegano molto piano. Dicono che questo è così perché gli insegnamenti devono essere dati a distanza affinché possano essere assimilati. Ma c'è una grande differenza tra ricevere una conoscenza in modo graduale e finire per credere a qualcosa per cui non ti eri iscritto.
Ci sono cose che, di per sé, non accetteresti mai, cose che non entrano nel tuo sistema di valori. Ma lì ti immergi in una relazione vincolante, con i tuoi Maestri e con i tuoi compagni, ed è come se attraverso il vincolo si aprisse un altro canale, un canale dove le cose entravano senza filtro. Appartenere a un luogo e identificarti con esso fa sì che non giudichi le cose allo stesso modo che se le vedessi da fuori. D'altra parte, le pratiche continue di meditazione e di focalizzazione dell'attenzione ti immergevano in uno stato diverso di coscienza. Era un apprendimento che oserei dire aveva qualche tipo di componente ipnotico.
Quindi, il vincolo, i cambiamenti impercettibili e l'adattamento fanno sì che si vada creando una nuova identità.
A un certo punto ho potuto percepire qualche idea che non mi tornava e che contrastava con il mio sistema di credenze precedente. Quel giorno ho scritto nel mio diario: “Ana, perché vuoi sempre avere tu la ragione? Perché non lasci che qualcuno ti insegni?”. Quella frase rappresenta uno dei cambiamenti che hanno cominciato a verificarsi in me. Ho smesso di preoccuparmi se ciò che ascoltavo mi interessava o no, se ciò che leggevo lo credevo o no. Il mio focus di attenzione era cambiato: non ero più in Nuova Acropoli per interesse intellettuale, ma ora l'importante era la relazione Maestro-Discepolo.
Nuova Acropoli era come una grande famiglia, in cui la cosa principale era il cammino di autoconoscenza attraverso la relazione Maestro-Discepolo. Sentivo una devozione assoluta per loro. Così, quando ti mostrano le cose, le accetti, non tanto per ciò che significano in sé, ma per l'insegnamento che c'è dietro.
All'inizio ti insegnano che pulire e fare i compiti per Nuova Acropoli non è solo quello, ma che ha un insegnamento dietro. Ma l'autoconoscenza che si insinuava agli inizi non era tale, bensì una specie di endoculturazione, un sistema morale di comportamento. Tutto era basato su un controllo dei pensieri, delle emozioni e delle condotte. E la cosa più importante è che tutto aveva sempre fini morali associati al dedicare tutto il tuo tempo a Nuova Acropoli.
Quello che cominciò come volontariato finì per essere una specie di schiavitù psicologica. Quando sei agganciata a quel vincolo emotivo aspettando di autoconoscerti, ti dicono che Nuova Acropoli è una Scuola di Filosofia come quelle antiche, dove si custodisce una Saggezza Atemporale che è la stessa trasmessa da tutti i saggi dell'umanità. Noi facevamo tutto quel lavoro continuo senza riposo semplicemente per far crescere la scuola e ottenere membri. Tutto il volontariato e le attività culturali erano una facciata creata a partire dagli anni '90 per ripulire la loro immagine e attirare più membri.
Il fondatore, Jorge Livraga, che chiamavamo JAL, sarebbe stato scelto dalla “Gerarchia Bianca” per iniziare un movimento che sarebbe stato come una sorta di “arca di Noè” dove si preserva tutta la Saggezza Antica. Avrebbe anche preservato una Saggezza Occulta e avrebbe l'obiettivo di dare nascita a una nuova razza, la cosiddetta “sesta sottorazza”. Di tutto questo vieni a conoscenza poco a poco, man mano che entri nel Circolo Interno, le cosiddette «Forze vive».
LA FORMAZIONE PER LE «FORZE VIVE»
Dopo un anno, uno dei miei insegnanti mi disse che si stava aprendo un nuovo gruppo di formazione per le «Forze vive». Vidi che diversi miei amici entrarono e accettai l'invito.
Separarono le classi secondo il genere. Un giorno, durante una riunione di ragazze, ci lasciarono sole nella sala riunioni e ci dissero di guardare un punto bianco sulla lavagna. Poi spensero le luci, lasciandoci mezzo al buio. Quegli esercizi si chiamavano “tatrak”. In quella occasione cominciarono a chiamarci singolarmente, con un tono molto solenne.
In silenzio mi portarono in un'altra stanza, e entrando mi trovai di fronte un uomo con i guanti da boxe. Non pensavo che mi avrebbero colpita sul serio, ma sì, mi picchiarono. Mi tirarono diversi pugni finché non caddi a terra. La direttrice venne e mi urlò in faccia: “Così affron ti i problemi? Voltando loro le spalle? Sei una codarda!”. Dovetti ripetere l'esercizio un altro giorno.
In un'altra occasione ci fecero combattere tra di noi. Ci misero i guanti da boxe e ci dissero: “picchiatevi”. Bisognava tirar fuori l'aggressività, la forza, colpire con voglia. Se no, non superavi l'esercizio.
Un altro giorno ci misero in coppia e ci dissero che dovevamo darci schiaffi in faccia, prima uno e poi l'altro. Cominciammo a darci schiaffi leggeri, ma allora la direttrice si avvicinò e ci urlò: “Non piano, forte!”. Dovevi sopportare gli schiaffi senza scomporsi, senza fare alcuna smorfia di dolore, rabbia o paura. Se voltavi la faccia, anche ti rimproveravano.
Si supponeva che quegli esercizi servissero per controllare le emozioni e per andare oltre “le forme”. Si esaltavano molto gli spartani e si disprezzavano gli hippie vegetariani praticanti yoga. Si diceva anche che i democratici erano molto pacifici, ma ingannavano il popolo facendogli credere di avere “scelta”. E, ovviamente, si spiegava che i simboli di Nuova Acropoli erano presenti in molte culture, per cui il loro uso da parte di nazisti o fascisti non significava nulla. Oggi so che la simbologia di Nuova Acropoli è totalmente legata al nazismo, al fascismo e perfino al franchismo.
Quelle pratiche, più che generare controllo, generavano annullamento. Un annullamento della mia stessa percezione delle cose, di ciò che sentivo e di quell'intuizione che uno ha di ciò che è giusto o sbagliato.
Poi acconsentivi a insulti e umiliazioni. In una riunione, la direttrice ci urlò: “Siete dei borghesi di merda!”. Ci dicevano: “se puoi dare 2, dai 3. Se puoi dare 3, dai 4”. Ho trascorso la mia gioventù a tirare avanti, dormendo poco, senza sviluppare una professione, pulendo, e con l'idea che non potevo formare una famiglia perché c'è sovrappopolazione mondiale.
Durante le prove delle Forze vive, ci portarono in macchina con gli occhi bendati in montagna. Era inverno. Tra le altre cose, alle ragazze fecero spogliarsi ed entrare in una cascata. Poi, con gli occhi bendati, tra diverse persone, ti spingevano e ti scuotevano, mentre ti urlavano e ti insultavano. Dopo ti lasciavano seduta in mezzo al bosco al buio. Poi, dopo una piccola cerimonia in una grotta, tutti ti accoglievano con abbracci e sorrisi, e entravi in una specie di fratellanza.
C'erano molte altre pratiche, come esposizioni davanti a un pubblico che ti trattava male, tenere oggetti con le braccia distese fino a non poterne più, trascinarti per terra se qualcuno era in ritardo, farti ottenere cose gratis nei negozi per provare il tuo potere di persuasione, ecc.
Una volta superate le prove, abbiamo dovuto fare la cerimonia del Giuramento. Mi sono vestita con l'uniforme delle Brigate Femminili, ho bussato tre volte alla porta del tempio, e entrando mi sono posizionata davanti allo stendardo con il braccio alzato. Ho recitato a memoria il testo del giuramento e subito dopo ho salutato dicendo: «AVE».
Gli uomini potevano far parte delle Brigate Maschili o del Corpo di Sicurezza. Ciascuno dei tre corpi aveva il suo simbolo, il suo motto, il suo inno e le sue cerimonie. Avevamo anche il nostro codice d'onore, le nostre divinità, e inoltre le donne dovevano vigilare un fuoco che chiamavamo “vesta” che doveva essere acceso 24 ore su 24. Se a qualcuna si spegneva il fuoco si considerava che fosse per un fallimento psicologico, il che generava molta ansia.
Così sono stata per 10 anni della mia vita.
Se avevi qualsiasi disattenzione ti urlavano o ti punivano con qualche lavoro extra. Se qualcuno arrivava in ritardo, dovevamo strisciare per terra. Se qualcuno sollevava un'obiezione, ci urlavano: “Si obbedisce e basta!”.
COME SONO RIUSCITA A USCIRE DA NUOVA ACROPOLI
Sopportavamo con naturalezza le urla, le pressioni e i rimproveri. Avevo un'amica a cui hanno dato schiaffi in faccia in più occasioni. In una riunione con Delia Steinberg, la mia amica scrisse su un foglio una domanda anonima: “Un Maestro può picchiare un Discepolo?”. Quando Delia la lesse, disse semplicemente: “Questa non è una domanda”, mise il foglio da parte e continuò a leggere le altre domande. Come per magia, quella questione venne cancellata.
Anch'io ho dovuto passare per prove di umiliazione. Avevo 20 anni e mi ero comprata una maglietta nuova con spalline di seta. Una notte, mentre cenavo, la direttrice venne da dietro senza far rumore e con delle forbici da cucina cominciò a tagliare la maglietta dal basso verso l'alto. Il giorno dopo mi disse: “Non ti permettere di vestirti così, fai soffrire gli uomini”.
Un'altra parte di me pensava che fosse una prova e che, se lo avevano fatto a me e non ad altre persone, era perché pensavano che fossi abbastanza forte da sopportarlo. Credevo di “vincere” non reagendo, ma in realtà stavo assumendo una posizione di sottomissione.
Gli anni successivi furono un po' più tranquilli, ma ero anche più implicata. Cominciai a vedere la realtà: che la supposta relazione Maestro-Discepolo non era tale, che non mi stavo autoconoscendo, che non mi sentivo bene. Cominciai a cercare spiegazioni e a spiegare io stessa i problemi che vedevo, e lì cominciarono i problemi.
Tutto cominciò in modo sottile, con piccoli gesti e frasi isolate. Un giorno il direttore mi disse: “hai lo sguardo oscuro”. In Nuova Acropoli c'era l'idea che quando qualcuno criticava o si mostrava sfidante, era perché c'erano “elementali negativi” o certe “forze oscure” che facevano dubitare la gente.
La direttrice un giorno uscì dal suo ufficio, si avvicinò a me e disse: “attenta che hai il peccato della quarta razza”. Quel peccato era l'orgoglio e la superbia. Per togliermi l'orgoglio mi disse che un giorno alla settimana dovevamo incontrarci affinché io piangessi davanti a lei. Mi faceva alzare in piedi davanti alla sua sedia e mi diceva: “piangi”. Io piangevo finta finché lei diceva: “molto bene, basta”. Poi si alzava e se ne andava.
Quando mi allontanavo, il direttore aveva comportamenti di disprezzo e intimidazione. Mi diceva che “mi mancava cuore”, “mi mancava magnetismo”, che “quando uno non accetta un maestro, nemmeno lo accetteranno come maestro”. Ci sono state occasioni in cui letteralmente smetteva di parlarmi e tendeva a intimidirmi per costringermi ad agire. Per esempio, quando mi vedeva seduta, si avvicinava da dietro e mi prendeva per il collo soffocandomi. Gli dicevo che non riuscivo a respirare, e lui mi sussurrava: “è il mio modo di dare affetto”.
Mi prende una impotenza orribile solo a ricordarlo.
All'inizio provavo molta devozione per loro. Li vedevo come dei genitori. Ma poi mi resi conto che l'unica cosa che avevo ottenuto in quegli anni era sentirmi sempre peggio. È stato come arrivare con il cuore spezzato, vedere una luce di speranza, e tornare al tuo cuore spezzato, ma essendo una schiava.
ULTIME RIFLESSIONI
Mi sono resa conto che la manipolazione è efficace finché hai certi benefici: l'appartenenza, l'ammirazione, il potere o la semplice inerzia. Ma quando tutto fallisce, quando non ce la fai più, quando nulla ti importa, allora smetti di credere in ciò in cui credevi prima e smetti di accettare ciò che prima accettavi.
D'altra parte, ciò che in quel momento consideravo il peggio che potesse capitarmi, cioè che i miei maestri mi umiliassero, mi maltrattassero o mi considerassero “oscura”, in realtà fu il primo passo per la mia liberazione.
Ricordo perfettamente il giorno in cui lasciai Nuova Acropoli. Ho impresso nella mente il giorno in cui ho varcato la porta per l'ultima volta. Mentre scendevo le scale pensavo: “questa è l'ultima volta che passerò per questo edificio, questa è l'ultima volta che dovrò scendere queste scale”. La libertà che sentivo non si può descrivere. Ora iniziava un altro cammino nuovo. Quello di ritrovare me stessa.
Ana, dicembre 2022